Ansia da prestazione: il timore di non valere.

27Mar - by admin - 0 - In Uncategorizated

di Stefania Bonaldo, psicologa specializzanda in psicoterapia analitica.

tirocinio psicologia

Il Manuale Diagnostico Psicodinamico PDM2 parallelamente al DSM5 definisce l’ansia come la paura in assenza di un pericolo oggettivo. Vi è la tendenza tra i clinici a distinguere il pericolo potenziale da quello di fatto e la risposta al pericolo tra una risposta adattiva e una risposta ansiosa.

In parole molto semplici l’ansia è uno stato di attivazione neurofisiologica determinato dal nostro modo di immaginarci il futuro.

A livello psicoanalitico ci sono diversi tipi di ansia, ognuno caraterizzato da un preciso timore. Quando parliamo di ansia da prestazione la nostra paura fondamentale è quella di non soddisfare le richieste del nostro SuperIo, ovvero il timore di perdere la conferma e l’approvazione da parte della nostra coscienza, con tutti i vissuti ad essa collegate (colpa, vergogna, depressione). Sempre per dirla con parole semplici: temiamo di non andar bene, inizialmente agli altri, ma in profondità non accettiamo e non riconosciamo noi stessi. Possiamo riassumere il concetto di ansia da prestazione con la domanda: Andrò bene? sarò apprezzato/a? Il vivere mettendosi continuamente in discussione e alla prova, come ci richiede in realtà la vita, diventa un campo di battaglia in cui numerosi stimoli ci attivano a dare una risposta. Questo processo, che in realtà sarebbe adattivo, diventa disfuzionale quando l’ansia è così pervasiva da creare annichilimento e “congelare” la persona, rendendola incapace di agire, bloccata da sensazioni corporee disturbanti. Il respiro diventa corto, il cuore batte senza controllo, a volte tremano le mani, spesso non si riesce a stare fermi e nei casi più disturbanti non si riesce a parlare nè ad agire se non in modo poco controllato.

Nell’ansia si ha la sensazione di perdere il controllo di sè e di non riuscire a farcela. E’ questo il vissuto che può degenerare nel panico.

Io credo che l’ansia da prestazione sia un male quotidiano in cui noi poniamo sui nostri risultati la responsabilità di definire il nostro valore personale. Andiamo in ansia perchè se non otteniamo il risultato dentro di noi in silenzio ci sussurriamo: “Non vali nulla!”, ecco perchè il corpo entra in uno stato di iperattivazione: l’idea di non valere nulla è tragica, e sembra d’obbligo dover dimostrare quanto si vale. Il circolo però si chiude male se soccombiamo alle sensazioni ansiose, perchè ci risulta un’impresa titanica riuscire a dimostrare competenze quando la fronte e le mani sudano, il cuore batte all’impazzata, la notte non si dorme, le parole non escono e non si ha più controllo di ciò che si vorrebbe dimostrare.

Per questo il trattamento dell’ansia dovrebbe sempre avvalersi di un approccio che integri rilassamento corporeo e consapevolezza di sensazioni fisiche e la parola intesa come mondo di immagini simboliche attraverso le quali possiamo vivere la trasformazione. E’ necessario arrivare a capire cosa vogliamo veramente dimostrare e a chi, riconoscendo nel qui e ora quali sono le situazioni e gli stimoli che ci allarmano e perchè si rivelano così allarmanti.

Arrivare a capire che si ha valore per il solo fatto di esistere è un concetto romantico e anacronistico con la nostra società , però nessuno ci impedisce di iniziare pensando che si esista nonostante ciò che si suppone sia il proprio valore personale. Attraverso la trasformazione di questa idea forse il cuore potrebbe permettersi di rallentare, il respiro di tornare circolare e noi potremmo permetterci di non sentirci ogni volta sul’orlo di un precipizio, in costante tensione esistenziale.

per il percorso con gli adolescenti si rimanda al seguente linkhttp://www.spaziomentecorpo.com/ansia-da-prestazione/