All’educatore di asilo nido viene quotidianamente richiesto di rispondere in modo flessibile e continuo a tanti bisogni diversi di più bambini contemporaneamente. Questa competenza rischia di diventare pesante e stressante soprattutto nel momento in cui l’educatore è stanco e con meno risorse, andando così a intaccare le sue capacità professionali, la relazione con i bambini e l’efficacia educativa. Diventa quindi necessario lavorare sul Benessere dell’educatore, inteso come Benessere psicologico, fisico e relazionale, per agire indirettamente anche sulla qualità del servizio educativo proposto dalla struttura.

La formazione, nella sua caratteristica esperienziale (e quindi non solo cognitiva), è direzionato sui nodi fondamentali del processo educativo del lavoro specifico professionale.

L’obiettivo principale è offrire all’equipe di educatori uno spazio protetto per entrare in contatto con le proprie emozioni, per ampliare e sviluppare la scoperta di sé e dell’altro e per sperimentarsi nelle situazioni più richieste dalla professione riequilibrando le competenze meno funzionali e rinforzando quelle già consolidate.

Il modello del neofunzionalismo permette di approcciare l’educatore da più piani differenti (morfologico-posturale, emotivo, cognitivo e fisiologico) e in particolare da quelli sui quali è possibile interrompere un “cortocircuito” stereotipato e ripetitivo di funzionamento che limita il professionista nelle sue competenze.

Il focus dell’intervento quindi è l’educatore stesso con i suoi movimenti, anche affettivi. Lo sperimentare in prima persona (mettendosi anche nei panni dei bambini) gli effetti di alcune modalità relazionali o di alcune metodiche, permette di conoscere e affrontare questi suoi Funzionamenti.

Il gruppo rappresenta lo strumento per favorire una maggiore consapevolezza corporea ed emotiva di alcuni movimenti transferali e controtransferali, diventando così una risorsa operativa per il Benessere dei singoli educatori nel luogo di lavoro e non solo.

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