IMG_0359LA REALTA’ OLOGRAFICA

il potere delle sincronicità e delle emozioni


In un mio lavoro precedente ero partita dall’ipotesi di Jung sulle sincronicità per evidenziare la possibilità di una comunicazione “altra” tra persone e il modo in cui poterla utilizzare a scopo terapeutico. Questo “dialogare” senza alcuna trasmissione di informazioni infatti risultava molto più simile a un “contagio psichico”, a una “risonanza” tra le persone scatenata da una forte emotività, fosse essa tra psicoterapeuta e paziente, tra amanti, o dovuta a una grande aspettativa. Il problema che rimaneva irrisolto era spiegare in che modo queste comunicazioni potessero avvenire.
La possibilità di collegare lo studio delle sincronicità al funzionamento degli ologrammi mi ha aiutato a trovare la risposta in quanto essi hanno la capacità di memorizzare un’enorme quantità di informazione in forma non localizzata. Questa loro caratteristica interessante portò il fisico Bohm all’ipotesi di considerare la realtà esterna come una specie di immagine olografica di un ordine di esistenza molto più profondo (implicito), che dà energia e forma sia alla materia sia alla mente (ordine esplicito). Il fatto che mente e materia possano emergere da una stessa fonte creativa ed essere il risultato del semplice celarsi e svelarsi fra i due ordini, spiegerebbe infatti non solo una totale continuità e interconnessione di tutto l’universo, ma anche quei fenomeni di non-località presenti nel mondo sub quantistico, nelle sincronicità di Jung, e pure nel nostro cervello. Anche il funzionamento della nostra memoria e della nostra percezione è infatti non locale: i nostri ricordi risultano distribuiti in tutto il cervello, e secondo le recenti scoperte della biologa Pert, addirittura in tutto il corpo. Cervello e mente, mente e corpo, non sono più contrapposizioni dotate di senso: tutto emerge ed è guidato dalla stessa sorgente. Non è un caso dunque che le tecniche di visualizzazione possano indurre profonde modificazioni sul corpo, attivando le stesse risposte fisiologiche provocate da immagini reali. Come non è un caso che il nostro sentire e le nostre emozioni, così importanti e fondamentali nella comunicazione interpersonale, rivestano un ruolo centrale anche nella connessione tra mente e corpo. Se la scoperta dei neuroni specchio ci ha mostrato che comprendiamo le emozioni altrui vivendole appunto “a specchio” dentro di noi, la biologa Pert ha scoperto che le emozioni in sé non sono altro che peptidi, ossia molecole col compito di portare informazioni in tutto l’organismo e di trasformarle in realtà fisica, in reazioni del corpo: la mente, i pensieri, si trasformano in materia, in fisiologia.
La Pnei e altre ricerche sperimentali hanno infatti portato alla formulazione di una nuova teoria della mente e del corpo, e del modo in cui queste due sostanze siano in realtà una sola struttura ricca di costanti feedback e aggiornamenti sul suo funzionamento interno. Come dice Peat, mente e materia emergono dalla stessa sorgente, a certi livelli sono addirittura la stessa cosa. Non ha quasi più senso parlare di comunicazione quindi, almeno non nel modo in cui la intendiamo abitualmente. All’interno dei nostri organismi, tra le persone, e nell’universo, c’è invece una connessione costante, un influenzamento reciproco, di cui sappiamo ancora poco ma che è nostro compito approfondire maggiormente per divenire sempre più efficaci nel lavoro clinico e nella promozione del benessere.


Dott.ssa Elena Capovilla

LA REALTA’ OLOGRAFICA