Sogno, visione e nuovi orizzonti nell’emergenza sanitaria

I sogni in età evolutiva. Come e perché ascoltarli – Il contributo di Valentina Vettor all’evento organizzato dall’Associazione Culturale “Gaetano Osculati”

Vorrei partire da qualcosa di leggero, che poi può essere utilizzato anche con i bimbi, e cioè da una favola, la favola di Alice nel Paese delle Meraviglie, che è un po’ l’emblema stesso del sogno.

Vorrei concentrarmi sull’atteggiamento della sorella, che chiede ad Alice, stupita della dormita che si è fatta quel pomeriggio, come si sente. Alice risponde che ha fatto un sogno “così curioso” e comincia a raccontarlo. Comincia e racconta come può tutte le sue strane avventure. Quando Alice finisce, la sorella le dà un bacio e la liquida, o almeno per me l’ha sempre liquidata, dicendo  “Certo, è un sogno curioso cara, ma ora corri a prendere il tè, si sta facendo tardi”

La sorella di Alice fa un po’ quello che molti adulti fanno, con i bambini che cercano di raccontare le loro esperienze immaginative, oniriche o fantasiose, e cioè riportano il bambino alla realtà. Lo riportano a un qualcosa da fare, a un compito, e lo riportano al senso del tempo che passa, quel tempo che nel sogno in genere è sfilacciato, non si sente, non si percepisce, così come invece si percepisce nella realtà. Il tempo che dal punto di vista dell’adulto scorre sempre un po’ più veloce rispetto a quello dei bambini.

Ecco allora che la sorella di Alice mette un po’ in evidenza quelle che sono le criticità della psicologia e della ricerca psicologica attorno ai sogni dei bambini. Un conto è naturalmente il sogno, un altro conto è fare l’esperienza del sogno, raccontarla, narrarla a sé stessi e ai nostri eventuali interlocutori. I bambini sviluppano capacità linguistiche e narrative, che non sempre sono mature a tal punto da poter raccontare in modo efficace la complessità di un evento onirico. Molto spesso le narrazioni dei bambini a proposito dei loro sogni sono un po’ più povere rispetto al sogno stesso. Questo in parte toglie l’attenzione degli adulti dall’interpretazione, dal racconto dei sogni dei bambini. Dall’altra parte c’è poi la tendenza, che tutti noi conosciamo, e forse un po’ anche noi sentiamo in quanto adulti, di trascinare il bambino all’interno del nostro mondo, della nostra fretta, delle nostre cose da fare. E’ come se non fossimo più abituati a fermarci e a dare ascolto allo stato interiore di un bambino o al tentativo che fa di aprire una sua fantasia, una sua immaginazione.

Gli adulti stessi non sempre prestano attenzione al proprio vissuto onirico, non sempre si soffermano ad ascoltarlo, a rielaborarlo, come non si soffermano ad ascoltare quello dei propri figli. Dobbiamo sempre ricordarci che i sogni sono una funzione dell’organismo, come funzioni sono la voce, il pensiero, il movimento. In quanto funzioni hanno uno scopo, un ruolo, nel nostro complesso funzionamento. In particolare il loro ruolo è quello di sviluppare una capacità ideativa e di andare dentro allo sviluppo cognitivo delle fantasie, delle capacità di astrazione, di immaginazione, ma soprattutto della capacità di pensare al pensiero, di parlare a se stessi, di entrare nella possibilità di sviluppare un rapporto con se stessi, un rapporto con i propri stati interiori.

 E’ importante pertanto dare attenzione ai sogni, perché sviluppano quelle abilità di metacognizione e di consapevolezza che contribuiscono allo sviluppo della persona e della personalità. Oramai sappiamo quanto siano importanti anche queste abilità per lo stare bene, per il benessere sociale dell’individuo. E’ importante vedere il sogno come una funzione esattamente come le altre. In particolare dare attenzione al sogno dei bimbi può aiutarli a sviluppare delle esperienze di base che per noi sono importanti, affinché lo sviluppo avvenga in modo armonico.

Sognare ed entrare in contatto col proprio sogno aiuta la conoscenza di sé, aiuta quindi la persona a percepirsi, sentirsi, immaginarsi. Ovviamente questa capacità nel bambino si va complessificando nel tempo: in un primo momento è una capacità in via di sviluppo, molto spesso poi il bimbo immagina in modo sensomotorio, in modo legato alle proprie azioni, alle cose che fa. A volte si associa a dei personaggi delle fiabe o a degli animaletti e ha una visione primordiale di sé e della propria esperienza. Nel momento in cui sente il bisogno e il desiderio di raccontarla all’adulto, allora significa che ha bisogno di condividere questa esperienza e di trasformarla in un significato. L’adulto ha il compito importante, delicato e complesso di aiutare il bambino a costruirsi dei significati.

Abbiamo visto l’esperienza del conoscersi/percepirsi e quella del condividere. Nella condivisione è essenziale sapere che c’è l’altro che ci sta a sentire, non importa che cosa diremo e come lo diremo, c’è qualcuno che ascolta la nostra interiorità e la accoglie. Questa è un’esperienza importante da vivere in famiglia, soprattutto in questo periodo in cui i contatti con gli altri, non solo coetanei, ma anche altri adulti significativi, sono stati interrotti. E’ utile per non andare incontro alla chiusura del bambino e futuro ragazzo, che può avere la sensazione che i propri contenuti mentali non siano importanti.

Ecco allora che ci agganciamo all’altra esperienza di base che è quella dell’essere considerati/capiti: “Io sono importante anche per quello che penso, che immagino, che sento, anche se è nebuloso, confuso, fantasioso, non sono importante solo per quello che faccio o per i risultati che ottengo, o per gli impegni che comporto“. E’ un messaggio che si dà in modo indiretto e implicito, ma che è fondamentale dentro l’esperienza dell’ascolto.

Vediamo anche altre esperienze di base che possono essere utili, soprattutto in questo momento. Ritroviamo l’esperienza della protezione, valida non solo ora che i bambini hanno fatto più incubi del solito, hanno sognato maggiormente le invasioni dei mostri, le interruzioni della loro quotidianità. E’ un’esperienza di base che il bambino deve costruire durante tutta l’infanzia, come persona che ha bisogno dell’adulto che lo protegge.

E’ facile rilevare che i bambini fanno più incubi degli adulti. L’incubo, che nell’adulto viene visto come un sintomo di angoscia e di ansia da approfondire, nel bambino è un evento più frequente, perché indica il bisogno da parte del piccolo di sentire che c’è un adulto di riferimento che se lo va a prendere, lo va a contenere e tenere, anche durante la notte e il sonno.

E’ importante a maggior ragione in questo periodo, in cui le allerte e i disturbi del sonno sono aumentati per tutti, anche per i bambini. I più piccoli con le loro antennine hanno captato i segnali e le informazioni dai mass media e dal mondo dei grandi e si sono costruiti una loro idea, non sempre aperta ed elaborata insieme all’adulto.

Quando le fantasie restano chiuse e non vengono elaborate, rischiano di diventare più grandi ed amplificarsi insieme alle paure, che poi diventano i mostri che ritroviamo nei sogni nei bambini.

Un’altra funzione importante è quella dell’incantarsi, del sognare ad occhi aperti, del coltivare le proprie fantasie, del rifugiarsi nell’immaginazione. Prima si diceva che i bambini, meglio degli adulti, si rifugiano nel loro immaginario, come facevamo anche noi da piccoli. L’incantarsi del bambino in una società frenetica e prestazionale come la nostra, non è più visto bene. Il bambino è sempre portato e spinto dalla frenesia dell’adulto a doversi attivare, a dover fare qualcosa, a sentirsi ed essere impegnato. E’ un bambino che soffre la noia e tende a riempire poco quello spazio libero con la propria fantasia. Molte volte siamo noi stessi che non sollecitiamo il bambino a incantarsi, a perdersi nell’immaginazione, che invece ha un senso, una funzione particolare, che è quella di potersi distrarre ed estraniarsi dal mondo, lavorare con la mente e costruire una propria visione di ciò che lo circonda.

Andando nel concreto e nel tecnico, che è quello di cui abbiamo bisogno, è utile trasmettere ai figli che i sogni hanno un valore positivo, che quindi ci interessano, non sono cose a cui non dobbiamo pensare o a cui dovremmo pensare domani o dopo, quando avremo tempo. Dovremmo pensare alla dimensione del sogno come ad una dimensione fondamentale per lo sviluppo del nostro bambino. Immaginiamo i bambini come degli esploratori, che fanno esperienza del mondo, e attraverso il loro sistema senso-motorio acquisiscono informazioni di ciò che li circonda. Queste informazioni possono essere positive e confortanti, ma possono anche allarmare. Immaginiamoli poi che, come tutti gli esseri umani, elaborano teorie, costantemente, su di sé e su questo mondo.  Queste teorie evolvono e cambiano con l’esperienza e con il passare del tempo e hanno bisogno di avere dei riscontri.

Per il bambino è molto più confuso ciò che è reale con ciò che è fantastico, ciò che è inventato con ciò che è concreto,  ciò che è possibile con ciò che non lo è. Questa capacità aumenta nel corso del tempo, soprattutto con la scolarizzazione e i bambini arrivano a chiedere all’adulto se qualcosa è reale oppure no. L’adulto ha il compito molto delicato di guidare nella costruzione di queste teorie del mondo, di ciò che è importante e ciò che non lo è, di ciò a cui è importante dare ascolto e ciò che invece non merita un’attenzione particolare. E’ un compito delicato perché molto spesso l’adulto tende ad utilizzare i propri criteri di riferimento, dimenticando cosa può essere invece utile per il proprio figlio, tendendo a confondere ciò che serve, ciò che è utile, secondo i suoi criteri da adulto. Ecco perché siamo qui a dire che i sogni e l’immaginazione sono importanti, che vanno guardati e attraversati insieme ai figli, esattamente come si dà importanza all’attività sportiva e scolastica e a tutte le attività legate al mondo dell’apprendimento.

L’altra cosa, parlando di incubi, è che se noi insegniamo loro ad entrare in contatto con la propria interiorità, diventeranno poi degli adulti capaci, in grado di parlare a sé stessi, anche a proposito delle esperienze, fantasie e anticipazioni negative che molto spesso la mente ci propone.

Di solito quando i bambini si svegliano nel cuore della notte urlando, l’adulto dice “è solo un sogno” quasi a svalutare e sminuire quell’esperienza. Cosa si può fare anziché dire “è solo un sogno”?

Si può creare uno spazio per parlare dell’esperienza di quel sogno, sia positivo che negativo. Possiamo ad esempio raccontare anche i nostri sogni, chiaramente in modo adeguato alla fase evolutiva del bambino, fare domande costruendo insieme delle narrazioni attorno al sogno, facendo in modo di far emergere il contenuto emotivo. Molto spesso quando chiediamo ai bambini di riferirci degli episodi o delle situazioni che magari li hanno particolarmente attivati dal punto di vista delle emozioni, chiediamo che cosa è successo. E poi, che cosa accadeva? Che cosa faceva quell’altro? E tu che cosa facevi? Ci concentriamo molto sugli episodi, sui fatti, e un po’ meno sulle emozioni, su che cosa si provava mentre si viveva quella situazione, e che cosa si prova adesso. Per esempio si può scoprire che il giorno dopo o dopo qualche momento, quell’emozione è già passata, già svanita.

Possiamo scoprire, insieme al bambino, che le emozioni possono anche far paura, ma alla fine passano, sono transitorie, e quindi cambiano. E’ importante condividere in famiglia, soprattutto se c’è stato un incubo che ha svegliato la mamma, il papà, gli altri fratelli, poterlo affrontare insieme, poter sentire che è un’esperienza che attraversiamo tutti.

Un altro metodo è quello di utilizzare il repertorio delle fiabe, delle favole, perché è quello a cui il bambino attinge, che conosce e quindi per il bambino è sicuro, ed è anche un modo per ovviare a quella difficoltà linguistica e narrativa di cui si parlava all’inizio. Attraverso le fiabe possiamo agganciarci anche al tema dell’universalità del sogno: molte volte sono esperienze che hanno vissuto già altri personaggi, in altre epoche e quindi fanno parte di tutti noi. Possiamo andare a vedere come sono state risolte in quel caso e sentirci parte di un’unica famiglia, che è quella degli esseri umani.

Una cosa concreta, che si può fare con i bambini ma anche con gli adulti, è quella di disegnare,creando un passaggio, un ponte tra la parte linguistica e narrativa, che è anche quella più difficoltosa per il bambino, e la parte immaginativa e figurativa, che anche solo attraverso l’espressione del colore o del tratto grafico può aiutare il bambino a mostrare qualcosa di sé. Questo è utile per mostrare soprattutto il livello emotivo, non così precisamente raccontabile a parole. E’ un metodo più semplice, in cui ci si può anche divertire, e far sì che il disegno cambi nel corso del tempo e della narrazione. E’ una traccia che rimane nella memoria del bambino e della famiglia che si può anche riprendere e riutilizzare:  “Ti ricordi che abbiamo disegnato quel personaggio? Andiamo a vederlo”. Si possono sdrammatizzare i mostri, renderli buffi, insomma il disegno offre tutte quelle possibilità di espressione e modificazione dei contenuti che possiamo ben intuire.

Abbiamo visto che già parlare e condividere i sogni con un adulto significativo, comprensivo e non giudicante  è già un atto terapeutico. Non è necessario mettersi a fare interpretazioni dei sogni, soprattutto se siamo i genitori, ma è importante stare con le loro emozioni, far sentire loro di poterle condividere e che noi le possiamo contenere.

Se stiamo parlando di un incubo che ha interrotto il sonno e che angoscia ancora il bambino, è possibile, attraverso i modi che abbiamo visto prima, entrare in una modificazione del sogno, facendo sentire che siamo una parte attiva, che possiamo vedere quali risorse il bambino può mettere in atto per sconfiggere quei mostri e superare quella situazione angosciante. Possiamo naturalmente fare riferimento al suo repertorio simbolico chiamando in causa delle strategie, degli alleati, offrendo delle soluzioni. Consiglio di non distruggere o ammazzare in modo violento i mostri e i nemici dei sogni, ma piuttosto di cercare delle soluzioni alternative di modifica.

Stare in ascolto dell’interiorità dei bambini, ci aiuta a stare in ascolto della nostra interiorità, ci aiuta ad aprire una strada in quelli che sono i nostri sogni, le nostre ideazioni.

La sorella di Alice, le chiede di muoversi, di andare prendere il tè e invece lei decide di fermarsi, di rimanere sotto l’albero e di continuare a sognare, di continuare a fare il sogno di Alice nel Paese delle Meraviglie .

Questo è un augurio per tutti gli adulti, che si lascino trasportare dalla capacità immaginativa e fantasiosa dei bambini e che si mettano sotto l’albero a sognare e a lasciarsi incantare, esattamente come i nostri piccoli sanno fare.

Di seguito il link del questionario “Raccolta sogni Covid-19”, ancora attivo per accogliere il racconto dei vostri sogni, in questo periodo di aperture e cambiamenti post lockdown.

Liberare la mente – parte 2