LO SPETTACOLO DEL SOGNO: la rappresentazione di Sè

di Elena Capovilla

I sogni hanno la caratteristica importante di svolgersi quando la persona è in una condizione di attività meno controllata e quindi in una maggior connessione con i nuclei profondi del proprio Sè (L. Rispoli).

A differenza di altre nostre funzioni cognitive, i sogni non sono direttamente fruibili; infatti, il sognatore spesso non ne recepisce il messaggio in modo chiaro e diretto. Per questo motivo – in apparenza negativo – i sogni non sono manipolabili dal sognatore e ciò permette di cogliere la reale fotografia del suo stato attuale, di come egli si senta e si rappresenti dentro a una specifica esperienza.

Cosa guardare in un sogno?

Nei sogni, è utile rilevare la costanza di un certo funzionamento, cioè quei modelli generali entro cui la persona si rappresenta, le modalità con cui interagisce con le persone, con gli oggetti e con le situazioni. Quindi, è interessante il modo e l’immagine con cui la persona sceglie di rappresentare metaforicamente una sua esperienza di vita: quale scenario sceglie di mettere sul palco e come interagiscano fra loro i vari personaggi.



La rappresentazione teatrale del sogno sarà uno “spettacolo” da guardare contemporaneamente su più livelli: uno “narrativo”, da cui capiremo su quali temi di vita stia riflettendo la persona (per esempio: mi sento “alla guida” della mia vita; oppure: sto sperimentando la “ricostruzione delle mie fondamenta”; sto “partorendo o portando in grembo” nuovi progetti… etc.); uno “analitico”, in cui gli attori del sogno rappresentano differenti aspetti della persona, in interazione fra loro: si confrontano, si contrastano, si integrano.

Facciamo degli esempi:

Per quanto riguarda il primo livello, sognare di essere in autobus anziché alla guida della propria macchina è molto differente. In autobus si sa di fare un percorso già stabilito, un tratto di strada con una direzione precisa e un obiettivo prefissato, con delle fermate (delle tappe) definite. C’è un conducente alla guida, mentre il passeggero non deve preoccuparsi né della direzione, né del codice della strada, né tantomeno della velocità, e può affidarsi al conducente, godendosi il viaggio, addirittura distrarsi, sapendo di essere in un mezzo in movimento in cui eventuali nuove persone non possono entrare in qualsiasi momento ma salgono a tappe ben precise. Si tratta, quindi, di un mezzo “protetto”.

Racconta di tutte quelle esperienze di vita in cui sentiamo di essere accompagnati da una guida, da un conduttore o da un maestro, come per esempio a scuola, a un qualsiasi corso di palestra, di musica o di lingua, nel lavoro, o anche semplicemente dentro a una relazione in cui è l’altro a organizzare, a condurre e/o risolvere i problemi.

Peraltro, come dicevamo prima, il livello “narrativo” testimonia soprattutto il modo in cui noi viviamo l’esperienza dell’essere guidati e dell’affidarci. Quel modo sarà collegato non solo alla realtà degli eventi al momento del sogno ma anche a come abbiamo vissuto quell’esperienza nella nostra storia. Pertanto, nel sogno possono sovrapporsi paure o difficoltà non necessariamente collegate al presente quanto a esperienze passate, a tracce di memoria riemergenti, per mostrare nostri funzionamenti automatici, per farci capire cosa facciamo di solito e dove essi ci limitano, per aiutarci a scindere il vecchio dal nuovo, il passato dal presente, e trovare soluzioni alternative e più efficaci per riattraversare ora quell’esperienza in modo pieno.

Ma torniamo agli esempi:

Essere noi alla guida ci immette in tutt’altre responsabilità dell’essere guidati, e palesa con che velocità e come noi sentiamo di muoverci nel mondo (qualcosa ci impedisce di partire, andiamo in autostrada, siamo in macchina ma a velocità di crociera, parcheggiamo, più andiamo veloci e più succedono incidenti davanti a noi, entriamo in un paese in retromarcia).

Per esempio – come sottolinea Sorrentino (2016) – complicazioni nella guida possono esprimere nostre difficoltà a mantenere il controllo delle attività della nostra vita, dell’andamento dei nostri progetti o delle nostre relazioni.

Inoltre, per quanto riguarda il secondo livello di osservazione dei sogni, essere alla guida della propria macchina può raccontarci molto della personale rappresentazione di Sè, della descrizione di come ci percepiamo (ci sentiamo come una macchina decapottabile, potente, rumorosa, scassata, da aggiustare, una 500, un fuoristrada), e può aiutare a evidenziare se ci sovrastimiamo o sottovalutiamo, se ci sentiamo in una struttura adatta a quelle velocità, a quei luoghi, o fuori posto, ma anche, se questa macchina sentiamo di poterla chiudere e difendere o se abbiamo paura che vi entrino estranei pericolosi, se ci sembra di condurla al buio a fari spenti o se non riusciamo a fermarla, se siamo da soli o con qualcuno dentro al viaggio della nostra vita.


Infine, anche la quantità dei sogni è meritevole di osservazione. Alcune persone non sognano mai (o meglio, credono di non sognare perchè non li ricordano) e altre sognano sempre in abbondanza. Questa polarità sembra essere collegabile sia a differenze individuali con cui le persone comunicano con sé stesse (ciascuno di noi può riconoscere di stare meglio o peggio del solito attraverso specifiche comunicazioni del proprio organismo: a qualcuno viene la colite o qualche altro specifico sintomo fisico, altri iniziano a fare incubi o non dormono più come prima, altri ancora hanno modificazioni umorali…), sia all’attenzione riposta di solito nei sogni.

Infatti, ricordare i sogni è una capacità dovuta a un “allenamento”, alla propensione, intenzione o attenzione ad ascoltarsi, e alla personale considerazione simbolica attribuita ai sogni, alla stregua di qualunque altra comunicazione fisica e/o fisiologica del nostro corpo:

Li riteniamo inutili, scollegati da noi e dalla nostra vita, insensati, stupidi?

O crediamo siano parte di noi e con un significato da capire?

Quindi, già solo accendendo il faro della nostra attenzione su di loro, trascrivendoli o raccontandoli, può cambiare la frequenza e la facilità con cui li ricordiamo o ne ricordiamo i dettagli.

Per allenarsi:

Chi volesse sperimentarsi in una prima riflessione sui propri sogni, può iniziare trascrivendo quanto ricorda su un quaderno, un diario, sulle note del cellulare, attraverso una registrazione vocale, o con un qualsiasi altro strumento utile a tenerne traccia e memoria. Non ha importanza se il sogno ci sembra breve, troppo assurdo, incoerente o povero di dettagli. L’importante è dargli attenzione e ascolto. Se all’inizio non riusciamo a ricordarne alcuno, manteniamo l’intenzione all’ascolto avendo a mente come il nostro obiettivo non sia farli emergere, ma porre intenzionalmente più attenzione a noi attraverso i sogni.

Più ricerche scientifiche (Hartmann et al.) concordano su come i sogni parlino un linguaggio “iperconnettivo”, cioè essi spesso mettono insieme o condensano aspetti invece separati nella nostra veglia. Come per esempio sognare il nostro professore di università che è al contempo nostro padre. Per questo motivo può essere molto difficile ricordare i sogni quando ci siamo già alzati dal letto e siamo dentro a un funzionamento del nostro cervello più controllato e analitico.

Tuttavia, le ricerche attestano pure che lo stato di “connettività più libera e ampia” dei sogni continua ancora qualche minuto dopo essere riemersi dal sonno. E’ questo, dunque, il momento più fertile per tradurre il linguaggio onirico in un nostro racconto.


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BIBLIOGRAFIA

  • L. Rispoli, Esperienze di Base e sviluppo del Sè, Franco Angeli.
  • T. Sorrentino, Il sogno in Psicoterapia dalle interpretazioni tradizionali al NeoFunzionalismo, Collana Neo-Funzionalismo.
  • E. Capovilla, R. Rosin, Il sogno come faro nel processo terapeutico funzionale (utilizzo clinico del sogno), Tesi di specializzazione SEF (2017)
  • The Use of Dreams in Modern Psychotherapy Clara E. Hill, University of Maryland – College Park – Sarah Knox Marquette University.
  • The Dream Always Makes New Connections: The Dream is a Creation, Not a Replay
  • Ernest Hartmann, MD Professor of Psychiatry, Tufts University School of Medicine Boston, MA
  • Review article Working with dreams in therapy: What do we know and what should we do? Nicholas Pesant, Antonio Zadra* Department of Psychology, University of Montreal, C.P. 6128, succ. Centre-ville, Montreal, Quebec, Canada H3C 3J7 Received 5 January 2004; received in revised form 11 March 2004; accepted 27 May 2004